Burkini sì, burkini no, ma magari parliamo delle donne

Posso dire una cosa sulla questione burkini? Perché veramente mi sembra che tutti si ripetano le stesse due cose in faccia – ovvero “le donne musulmane che portano il burkini sono oppresse!” versus “Non sono oppresse, è una loro libera scelta” – ma mi pare che stiamo ignorando la questione generale. La cosa mi dà fastidio perché c’è il rischio, la possibilità teorica, l’eventualità dico… che delle donne musulmane alla fine ce ne freghiamo.

Semplifichiamo, poniamo che ci siano due sole possibilità per una donna musulmana:

  1. indossare il burkini è una scelta personale dettata dalla propria fede, cultura e senso di identità e appartenenza;
  2. indossare il burkini è imposto da mariti, o padri, o fratelli (ma immagino anche madri, sorelle o zie) o autoimposto;

Primo caso

Se il burkini è una libera scelta vietarlo è sbagliato, esattamente come lo sarebbe fare una legge che vieta alla gente di andare a messa o di mettersi i pantaloni della tuta. Per altro, ci ho pensato tutto il giorno, ma non ho trovato una formulazione della legge che non sarebbe palesemente anticostizuonale. Rileggetevi gli artt. 2, 3 e 13. Non vedo come questa legge possa non essere una vuolazione dei “diritti inviolabili dell’uomo” (art. 2 Cost.), una violazione della libertà personale e una violenza morale (art. 13 Cost.) e come non sarebbe palesemente discriminatoria in termini di sesso (art. 3 Cost.) – stiamo vietando alle donne, e solo alle donne, di indossare un particolare indumento – e di religione (sempre art. 3 Cost.) – si veda l’argomento “il burkini va vietato perché è un abito musulmano”.1 In questo caso quindi vietare il burkini è sbagliato. Semplice.

Secondo caso

Se il burkini è imposto allora vietarlo sarebbe una liberazione per le donne musulmane. Ma sarebbe veramente così? Lasciamo perdere il fatto che questo argomento mi sembra in qualche modo analogo all’idea dell'”esportare la democrazia con la guerra”.2, se la situazione fosse, per esempio, “il marito impone il burkini alla moglie” siamo davvero sicuro che vietare il burkini migliorerà veramente le cose? Perché a me pare che, di nuovo semplificando, nel caso peggiore il marito finisca per vietare alla donna di uscire di casa tout court e quindi non mi sembra un miglioramento. Nel caso migliore la donna può andare in giro senza burkini, ma non abbiamo risolto il problema, ovvero che c’è una coppia dove un uomo impone a una donna come vestirsi? A me sembra proprio di no. A me sembrerebbe un nascondere il problema: non vedo il burkini e penso che quella donna sia libera e emancipata, ma dentro le mura di casa ha un marito che le dice come deve vestirsi e probabilmente altro.

Secondo caso (bis)

Se il burkini è autoimposto credete che vietare il burkini la donna in questione – alla quale evidentemente è stato insegnato che mettersi il burkini è necessario perché altrimenti è una donnaccia – sarà la soluzione del problema?

Ma, quindi…

Sarei molto contento se tutti i discorsi che leggo oggi sul fatto che è impotante che le donne non siano oppresse, siano libere di vestirsi come vogliono siano discorsi sul fatto generale che le donne ancora oggi (nel 2016) non siano de facto trattate alla pari degli uomini. Non mi pare, però, che questo sia il tema principale del discorso. Anche perché allora varebbe la pena parlare del fatto che – stando ai dati ISTAT 2014 – «6 milioni 788 mila donne hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale», che «la violenza fisica è più frequente fra le straniere (25,7% contro 19,6%), mentre quella sessuale più tra le italiane (21,5% contro 16,2%)» e che «I partner attuali o ex commettono le violenze più gravi. Il 62,7% degli stupri è commesso da un partner attuale o precedente».

Ma invece no, perché fra una settimana staremo probabilmente parlando d’altro e nel frattempo abbiamo anche fatto un bell’esercizio collettivo di “dire alle donne cosa si possono o non si possono mettere”.

Vignetta di Mauro Biani, apparsa su Il Manifesto del 18 agosto 2016

Vignetta di Mauro Biani, apparsa su “Il Manifesto” del 18 agosto 2016

Ci sarebbe anche la questione insormontabile che per alcuni la religione è un fatto pubblico – e la questione “burkini”, alla fine ci finisce dentro, ma nel senso che urta la sensibilità di chi vuole dei vestiti conformi alla tradizione cattolica – ma di fronte a questo argomento facciamo direttamente ciao con la manina alla laicità dello stato e poi magari ricordiamoci che non credo esista una raffigurazione della Madonna che non abbia un velo sulla testa.3

Vignetta di Mauro Biani, apparsa su Il Manifesto del 18 agosto 2016

Saturnia, chiesa di Santa Maria Maddalena, Madonna col Bambino fra San Sebastiano e Santa Maria Maddalena, attribuita a Benvenuto di Giovanni, della fine del sec. XV, Foto di Sailko da Wikimedia Commons – Public Domain

Conclusione

Insomma, piuttosto che parlare di burkini, magari facciamo quel passo in più e parliamo del fatto che vogliamo davvero che le donne (e non solo quelle musulmane, tutte) siano libere e emancipate. Per gli uomini, se non voletelo farlo per voi stessi (ma perché non si dovrebbe volere vivere in una società più equa e giusta con tutti?), fatelo per le vostre madri, zie, amiche, sorelle e figlie.


La foto nell’immagine in testata è di Pavlo Hryhorash via Flickr (CC-BY 2.0).


  1. Per ironia della sorte alcuni articoli hanno mostrato una foto di una donna in burkini (di spalle), che alla fine non è musulmana, ma atea.

  2. anche se ammetto che questo argomento è stato effettivamente usato da una svariati stati per giustificare più di una guerra, quindi nella logica del mondo deve essere un argomento valido.

  3. Mi fa abbastanza ridere l’idea che una giovane araba di oggi in burkini probabilmente assomiglia di più a come dovrebbe essere stata la Madonna, ovvero una giovane donna di Nazaret di molte delle raffigurazioni esistenti.

One thought on “Burkini sì, burkini no, ma magari parliamo delle donne

  1. Pingback: Corpo, cultura e tenute da spiaggia – bibliotecari non bibliofili!

I commenti sono chiusi.