Un commento su «Il reddito di cittadinanza sono le nuove baby pensioni»

Ho letto questo articolo pubblicato qualche giorno fa su Linkiesta: Il reddito di cittadinanza sono le nuove baby pensioni.

Mi sembra che nei vari articoli sulla stampa italiana che ho letto a proposito del reddito di cittadinanza ci sia sempre questa interpretazione errata del fatto che viene ricevuto solo da chi non ha altro reddito o che integri il reddito di chi non arriva alla soglia prestabilita.

Si veda infatti la frase:

«[Con un reddito di cittadinanza di 780 € al mese] Se guadagnamo 500 euro al mese e ne riceviamo 270 di integrazione [dovrebbero essere 280 €, nda] senza fare nulla, quale incentivo avremmo a cercare un lavoro più remunerativo?»

Per il reddito di cittadinanza propriamente detto tutti riceverebbero 780 € al mese, seguendo le cifre riportate nell’articolo, anche chi ha già un lavoro. In questo modo l’incentivo a lavorare rimane, perché si traduce in un reddito maggiore per chi lavora e analogamente per lavori più retribuiti.

Il vero punto nodale del reddito di cittadinanza, per quanto ne so, è come gestire l’inflazione che genererebbe. Detto altrimenti, sapendo che tutti hanno un reddito di base di 780 €, cosa impedirebbe ai commercianti di alzare i prezzi, anche in maniera non coordinata, basandosi sulla conoscenza che tutti i cittadini hanno 780 € in più da spendere?

Se inoltre si vuole fare in modo che quella cifra rappresenti un reddito minimo tale per cui tutti possano vivere dignitosamente si dovrebbe costantemente adeguarlo all’inflazione generando, molto probabilmente, una spirale inflazionaria come quella generata dalla scale mobile.

L’alternativa a questo scenario potrebbe essere avere imprese statalizzate che producono e vendono a prezzo fisso per cui si è sicuri che con il reddito fornito si riesca ad accedere ad una serie di beni e servizi fondamentali, ma mi pare che questo modello in passato non abbia funzionato.

Un altro punto nel quale l’analogia con le “baby pensioni” viene a mancare è che quest’operazione non dovrebbe inoltre avere un impatto sul debito pubblico perché dovrebbe essere accompagnata da un corrispondente ristrutturazione del sistema dei contributi e delle erogazioni statali. Detto altrimenti, tutti i sussidi e i contributi statali verrebbero sostituiti dal reddito di cittadinanza.

Infine, in alcuni paesi si sta sperimentando l’idea di un reddito di cittadinanza su scale medio-piccole1 (e che in Svizzera un referendum ha respinto la proposta di istituire il reddito di base), però mi chiedo se siano state fatte delle simulazioni numeriche in proposito.


L’immagine in cima si intitola «Basic Income Demonstration in Berlin» di stanjourdan via Flickr rilasciata con licenza CC-BY-SA 2.0. Si noti che la sigla “BGE” sta per Bedingungslose Grundeinkommen che sta letteralmente per “reddito di base incondizionato”.

Share on Facebook2Tweet about this on TwitterShare on Reddit0Buffer this pageFlattr the author

  1. Su Wikipedia in inglese c’è una voce con una lista di progetti pilota sul reddito di base.